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Archivio [dal 2005]

30 giugno 2009

A cosa mi servono i social media se il mio brand NON è famoso?


a Robin Good Interview


Ispirato dall'intervista di qualche giorno fa a Josh Bernoff cerco di dare una risposta a quanti (tra i Clienti ADVBOUCLE soprattutto) mi dicono:
 
"Bello Facebook, ma io che ci faccio? Mica sono la Nutella che appena fa una pagina in migliaia diventa fan..."

"Io nei social media non ci credo...Simone, dammi un motivo per capire dove sbaglio!"

o cose del genere...

Se hai un brand famoso come Ferrari, Ducati...etc, che ha già una sua "tribù" i social media sono semplciemente un nuovo modo per comunicare con il gruppo di appassionati, un modo certo fantastico e altamente efficace...

Ma se tu i social media come Facebook, Twitter, FF, pur con caratteristiche diverse volessi usarli per farlo conoscere di + il tuo brand?

  1. Scordati di parlare dei tuoi prodotti come se fosse un broadcast pubblicitario sarebbe come pensare di conoscere una bella ragazza suonando il clacson della tua auto
  2. Ascolta quel che dicono di te, e di "ehi ti ho sentito, e partecipo alla discussione con passione e spirito costruttivo"
  3. Se di te non si dice ancora nullla, ascolta cosa dicono dei tuoi concorrenti, partecipa alle discussioni inerenti a temi della tua filiera, di la tua e parla come mangi, non come un brand!
  4. Partecipa tu stesso alle discussioni e coinvolgi l'anima della tua azienda, il management, non solo le PR

29 giugno 2009

Il web è sempre di più conversazione, ce la farà Google ADWords a rimanere efficace?


Overall search queries are up dramatically (68% over two years) but:

if one looks at the number of paid clicks, the growth rate is a lower 18%, which raises the question: why have paid clicks grown 3x slower than the total number of queries?...

The reason appears to be that the ad coverage (i.e. the percent of search results pages with a paid ad) has dropped from 64% to 51% of searches. Da un articolo di JOHN BATTELLE

La capacità e l'esperienza di tutti noi nell'utilizzo di Google cresce sempre di più e come fa notare John questo porta ad un utilizzo di query di ricerca sempre più precise e sempre più vicine al linguaggio comune, quindi, per capirsi con più parole insieme.

Io però non son d'accordo sulle ragioni di questa diminuzione di AD coverage ossia della % di pagine che su google hanno pubblicato advertising...a mio avviso c'è un altro motivo. 

Il web è sempre di più conversazione, upload di contenuti propri e questo ha portato ad un esplosione del suo utilizzo anche per una marea di scopi differenti da solo un paio di anni fa...pensiamo a quanti semplicemente ricerchino il nome di una persona su google...queste sono query che producono pagine di risultati (SERP) che difficilmente vengono pagate da investitori pubblicitari e creano perciò una diminuzione di ad coverage.

...il punto è un altro: con l'aumento esponenziale dei contenuti e il proliferare dei social media, useremo ancora Google per trovare quel che cerchiamo o lo ricercheremo nel nostro network, presso soggetti di cui ci fidiamo? 

Alla ricerca di un business model nel regno dei contenuti FREE

On free goods and value

Back in the early days of the Web, every document had at the bottom, “Copyright 1997. Do not redistribute.” Now every document has at the bottom, “Copyright 2008. Click here to send to your friends.” So there’s already been a big revolution in how we view intellectual property. So it’s not so much the question of what’s owned or what’s not owned. It’s a question of how can you leverage the assets you have to realize the most value ...via mckinseyquarterly.com

Sono completamente d'accordo con Hal Varian...

Capisco che per chi produce contenuti ci siano dei costi, capisco che se i contenuti sono di qualità i costi possano esser anche alti, ma il punto è non considerarli più una proprietà privata in concessione.

Con il web il modello di business dell'advertising non può reggere i costi di chi ha redazioni e strutture di qualità.

Perchè online i contenuti sono tanti, continuamente condivisi (o copiati) e la vera difficoltà non sta nel trovare una diversa lettura delle cose, quanto al contrario nel trovare l'attenzione di un lettore.

In questo mondo del free, chi fino a ieri è andato avanti con contenuti di qualità sorretto dall'advertising, deve riguardare la catena del valore dei contenuti (ma sul web stavolta) e capire dove può veramente esprimere valore...

A parer mio chi sino ad oggi ha saputo produrre contenuti di qualità, è alla sua capacità di filtrare, di distinguere il segnale dal rumore, che deve pensare in quest'analisi, perchè è lì che tutti noi abbiamo bisogno di migliorare, è li che i Sig. dell'editoria ci possono veramente sorprendere!

Simone Lovati

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